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Morto Roosevelt il 12 aprile 1945,
spettava al successore Harry Truman la decisione dell'impiego della
bomba. Questi formò un comitato di assistenza presieduto da Henry Lewis Stimson,
affiancato da un sottocomitato consultivo composto dai maggiori responsabili del "progetto Manhattan". Il 1°
giugno 1945 il comitato suggerì al Presidente di sganciare la nuova arma su una
città giapponese per colpire installazioni militari, circondate da edifici danneggiabili
onde verificarne gli effetti.Il 15 e il 16 giugno ci fu l'ultima riunione. Al termine di una discussione lunga e serrata si delinearono tre posizioni: la prima suggeriva di investire nell'energia nucleare, di ridurre al minimo il segreto su tali tipi di studi e di intraprendere una politica internazionale di controllo degli armamenti; il secondo rapporto consigliava di proseguire nel "Progetto Manhattan"; la terza posizione, sostenuta da Fermi, Lawrence ed Oppenheimer, riteneva corretta la decisione di impiegare la bomba a scopi militari soltanto in mancanza di alternative. Il comitato degli scienziati, venuto a conoscenza degli orientamenti della Casa Bianca, inviò nel giugno del 1945 un memorandum a Truman nel quale si deprecava l'uso della bomba a scopi militari, uso che, per giunta, non trovava giustificazione nemmeno nella motivazione dell'accorciamento della guerra, in un momento in cui non esisteva neppure il pericolo dell'atomica tedesca. Ad avviso degli scienziati era assai più importante porre attenzione alle conseguenze sociali e nei rapporti internazionali che lo sgancio della bomba sul Giappone avrebbe determinato, preoccupazione condivisa, tra i tanti firmatari del memorandum, da Einstein e da Niels Bohr.
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